La Petrosa di Castrovillari: masserie, grotte e memorie della transumanza
Masserie, grotte della transumanza nella Petrosa di Castrovillari
Le trasformazioni del territorio, la scomparsa di molte costruzioni e la scarsità di documentazione rendono oggi particolarmente difficile individuare con precisione questi luoghi e ricostruirne la storia.
MASSERIA TRENTA CAPELLI
La Masseria Trenta Capelli è raggiungibile a piedi attraverso una stradina sterrata che si dirama dal lato sx di via Fauciglio, nei pressi dell’incrocio con Viale dei Moranesi. Il primo tratto del percorso, per alcune centinaia di metri, può essere affrontato anche con una piccola automobile, fino a raggiungere l’uliveto di Franco Sanvito.
Da qui si prosegue necessariamente a piedi, lungo una stradina stretta e ombreggiata, in salita, dal fondo sconnesso e ghiaioso. Dopo circa un chilometro si incontra una recinzione di filo spinato che delimita la masseria e i terreni circostanti, da superare con qualche difficoltà.
I ruderi della Masseria Trenta Capelli, situati nella zona della Conca del Re, conservano ancora oggi un aspetto imponente e maestoso. Parzialmente nascosti e avvolti da rovi e arbusti, testimoniano le dimensioni e l’importanza di un’antica struttura agricolo-pastorale, collocata in posizione dominante su ampie superfici pianeggianti.
Questi terreni, un tempo destinati prevalentemente alla coltivazione del grano, si estendevano fino alle pendici della catena montuosa del Pollino. Attorno alla masseria si trovavano inoltre uliveti, querceti e numerose piante di gelso, utilizzate in passato per l’allevamento del baco da seta, attività che ebbe una certa diffusione nell’economia rurale del territorio.
Uno degli elementi architettonici più interessanti è l’ingresso monumentale, caratterizzato da tre archi — due laterali e uno frontale — sostenuti da due colonne con capitelli. Nella parte superiore degli archi e delle colonne sembra inoltre distinguersi una sottile fascia orizzontale decorata con fregi.
La descrizione di questi particolari resta tuttavia approssimativa, poiché non è stato possibile avvicinarsi abbastanza all’ingresso, ormai quasi completamente invaso e nascosto dalla vegetazione spontanea.
Accanto alla masseria sorge la chiesetta di San Pasquale, un piccolo edificio a pianta rettangolare, con una superficie di circa sei metri quadrati, che si presenta in condizioni di conservazione relativamente discrete.
La porta d’ingresso è andata distrutta. Nella parte alta, al centro della facciata esterna, si intravede un affresco che raffigura, presumibilmente, San Pasquale. All’interno, di fronte all’ingresso, si trova l’altare, costituito da una piccola struttura in cemento e mattoni, oggi in gran parte deteriorata. Sul lato sinistro si apre una finestrella, della quale restano soltanto alcuni frammenti dell’infisso ligneo.
Davanti alla masseria è ancora visibile la struttura di un pozzo, elemento essenziale per l’approvvigionamento idrico della proprietà e per le necessità degli uomini e degli animali.
Sul versante nord-orientale, rivolto verso il Pollino, si ergono le imponenti mura perimetrali, costruite in pietra, mattoni e calce, di un vasto ovile. Nelle immediate vicinanze si trovano anche i ruderi degli scarazzi, testimonianze di antiche strutture di ricovero, specialmente notturne ed invernali , per gli animali. Gli scarazzi avevano i muri in pietra e calce ed il tetto con l’orditura in legno,ricoperto da ceramili – coppi di terracotta- ed anche da lamiere zincate
Di fronte a questi resti si distinguono sette grandi querce, disposte a delimitare uno spazio semicircolare, il cui perimetro è segnato da pietre parzialmente infisse nel terreno. La disposizione degli alberi e la conformazione dell’area fanno pensare a uno spazio ombreggiato, probabilmente utilizzato durante la calura estiva come riparo per gli animali e per i pastori, oppure come recinto temporaneo per i piccoli ovini. Si tratta, naturalmente, di un’ipotesi che richiederebbe ulteriori verifiche.
Nell’ampia superficie erbosa circostante si notano numerose piante di pero e melo selvatici, oltre a una considerevole presenza di asparagine, che contribuiscono a caratterizzare la vegetazione spontanea del luogo.
La masseria apparteneva alla famiglia Trenta Capelli, proprietaria e amministratrice di un vasto latifondo. La famiglia risiedeva prevalentemente nel centro abitato di Castrovillari e soggiornava nella proprietà della Petrosa soltanto saltuariamente. Una delle eredi della famiglia, secondo quanto riferito, abiterebbe a Roma.
Attualmente la masseria versa in stato di abbandono. L’intera proprietà è delimitata da una recinzione di filo spinato e paletti di legno, destinata a contenere bovini ed equini all’interno dei terreni. Secondo le informazioni raccolte, alcuni bovari provenienti dal comune di Morano utilizzerebbero ancora oggi i pascoli della tenuta.
I ruderi della Masseria Trenta Capelli, insieme alla chiesetta, al pozzo, all’ovile e agli alberi secolari, costituiscono un complesso di particolare interesse storico, architettonico e antropologico, che meriterebbe di essere adeguatamente documentato e preservato.
MASSERIA PASSARELLI
La Masseria Passarelli sorgeva nella zona della Petrosa, lungo via Fauciglio, a poche decine di metri dall’incrocio con Viale dei Moranesi.
Dell’antica costruzione oggi non rimane più alcuna traccia. Al suo posto si trova una villetta di proprietà di Giuseppe Passarelli junior, figlio di Luigi e nipote di Giuseppe Passarelli senior, che fece costruire la masseria nella prima metà del Novecento.
La storia della famiglia Passarelli è strettamente legata anche alla Masseria Trenta Capelli. Per diversi anni, infatti, i Passarelli abitarono proprio in quella proprietà, dove nacque anche Luigi. Solo in un secondo momento si trasferirono nella masseria di loro proprietà, costruita lungo via Fauciglio.
Prima di dedicarsi all’attività agricola, Giuseppe Passarelli senior aveva lavorato per diversi anni alla costruzione del Canale di Panama. Fu un’esperienza lontana dalla sua terra d’origine, che gli permise di conoscere ambienti e culture differenti. Oltre al dialetto castrovillarese, parlava anche lo spagnolo, lingua che aveva presumibilmente appreso durante il periodo trascorso in America centrale.
Particolarmente preziose sono le testimonianze tramandate dai nipoti Franco e Giuseppe, che hanno conservato il ricordo della vita quotidiana nella masseria e del ruolo che essa svolgeva nell’antica pratica della transumanza.
Mi raccontano che la masseria offriva ospitalità ai pastori e alle loro mandrie, provenienti soprattutto dai comuni di Viggianello e San Severino, durante il lungo viaggio verso i pascoli invernali della pianura di Sibari.
La sosta durava generalmente una notte. I bambini venivano accolti all’interno dell’abitazione, dove potevano riposare al riparo, mentre i pastori trovavano sistemazione nelle stalle e dormivano sulla paglia, accanto agli animali.
La signora Rosa Sangineto, moglie di Giuseppe Passarelli, si occupava di preparare i pasti non soltanto per la propria famiglia, ma anche per i pastori di passaggio. Questi ultimi contribuivano al sostentamento comune mettendo a disposizione carne e formaggio, talvolta ottenuti dalla macellazione di qualche animale del gregge.
La masseria diventava così un luogo di accoglienza e solidarietà, nel quale si intrecciavano le necessità del viaggio, i rapporti umani e le consuetudini di una civiltà pastorale fondata sulla reciprocità e sull’ospitalità.
A partire dagli anni Cinquanta del Novecento, la transumanza cominciò a trasformarsi profondamente, anche in seguito all’introduzione degli autocarri. I camion venivano impiegati per trasportare le masserizie, le donne, i bambini e gli animali domestici, ma anche i puledri e i vitellini che, data la giovane età, non erano ancora in grado di affrontare i percorsi spesso difficili e faticosi dei tratturi.
Questi animali venivano condotti fino alle masserie di sosta, dove potevano ricongiungersi alle mandrie che li attendevano. Da lì riprendevano il viaggio insieme agli altri animali e ai pastori, diretti verso le rispettive destinazioni stagionali.
Anche la storia della Masseria Passarelli rappresenta, dunque, una preziosa testimonianza di un mondo rurale ormai scomparso, nel quale le masserie non erano soltanto luoghi di lavoro e di abitazione, ma anche punti di riferimento e di ospitalità lungo le antiche vie della transumanza.
LE GROTTE DELLA TRANSUMANZA NEL TERRITORIO DI CASTROVILLARI
La zona della Petrosa conserva numerose cavità naturali, alcune delle quali furono utilizzate in passato dai pastori come riparo durante le soste notturne nel corso della transumanza.
Queste grotte costituivano un ricovero prezioso, soprattutto nei periodi in cui le condizioni climatiche rendevano difficile trascorrere la notte all’aperto. I pastori vi trovavano riparo insieme alle proprie bestie, sfruttando le cavità naturali come ricoveri temporanei lungo il percorso verso la pianura di Sibari. Nei pressi delle grotte venivano spesso realizzati anche recinti e scarazzi in pietra e calce, per offrire maggiore protezione agli animali e ai pastori.
La loro funzione, tuttavia, non si limitava alla semplice sosta di uomini e animali. Secondo i racconti tramandati dalla memoria locale, alcune grotte furono anche teatro di nascite: bambini vennero alla luce durante il viaggio, in condizioni certamente difficili, ma inserite nella quotidianità di una vita pastorale profondamente legata ai ritmi della transumanza.
Le grotte costituiscono, dunque, un patrimonio di memoria storica e antropologica, la cui conoscenza è affidata soprattutto alle testimonianze orali e ai ricordi delle famiglie che hanno vissuto direttamente questa esperienza.
GROTTE DEI RINNEGATI
Le Grotte dei Rinnegati si trovano nella Petrosa, sul lato destro di via Fauciglio, e costeggiano una depressione del terreno attraversata da un canalone centrale, nel quale, verosimilmente, un tempo scorreva l’acqua.
Davanti a una delle grotte si notano muretti in pietra e calce, testimonianza di un antico scarazzo nel quale trovavano riparo le mandrie che scendevano dalla Scala di Gaudolino, dirette verso la pianura di Sibari. Nella stessa zona si trovava anche la sorgente di acqua potabile Curnice, dotata di abbeveratoio, che attualmente risulta secca.
GROTTE E MASSERIA DI SANTO IORIO
Proseguendo lungo via Fauciglio, a circa cinquanta minuti dalle Grotte dei Rinnegati, si raggiunge una zona prossima all’autostrada, riconoscibile per la presenza di numerosi pioppi. Qui si trovano le grotte di Santo Iorio e una sorgente di acqua potabile.
Al loro interno sono stati rinvenuti reperti risalenti al Neolitico e all’età del Rame: ceramiche decorate, frammenti di vasellame e altri manufatti.
GROTTA DELLA SIRENA
Oltrepassate le grotte di Santo Iorio, proseguendo in salita per circa un’ora e raggiungendo un’altitudine di circa 850 metri, sul crinale meridionale del Dolcedorme, si incontra la Grotta della Sirena, un rifugio preistorico frequentato dagli uomini primitivi. Il luogo costituisce anche un eccellente punto di osservazione panoramica. Nel 1993, al suo interno, fu rinvenuta una scheggia di ossidiana
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