il tratturo della Transumanza
Conocchielle, 16 agosto 1988
Il tratturo della transumanza attraverso la Scala di Gaudolino
Partimmo da Conocchielle, posta a un’altitudine di circa 950 metri, raggiungemmo Piano Gaudolino, a circa 1.692 metri di altitudine, e successivamente scendemmo verso il Convento di Colloreto, situato alla fine della Scala di Morano, a circa 910 metri sul livello del mare.
La Scala di Morano è un tratturo impervio e ombroso, immerso in una fitta faggeta, con il fondo ricoperto di ghiaia e pietre instabili. Per secoli fu percorso dai pastori con le loro mandrie e i loro armenti durante la transumanza: scendevano verso la Marina di Sibari per lo svernamento e risalivano in primavera verso i pascoli del Pollino per l’alpeggio.
Eravamo otto amici, fra cui tre cugini. Alcuni di loro, purtroppo — Tonino, Biagio, Osvaldo e Silvio — non sono più con noi. Ci hanno lasciato troppo presto, privandoci della loro amicizia e della loro compagnia.
Il viaggio fu gioioso. Banchettammo e riposammo per qualche ora a Piano Gaudolino; poi, con prudenza, affrontammo la discesa della Scala di Morano, superandola senza grandi difficoltà.
Piccoli episodi hanno reso ancora più vivo il ricordo di quella felice esperienza.
Biagio, mio cugino, ebbe un improvviso attacco di agorafobia alla fine della discesa della Scala, quando il bosco terminava e il sole splendeva in un cielo terso e azzurro. Si rifiutò di camminare, accostato a una parete rocciosa, tremava con il respiro affannoso. Lo aiutai a proseguire coprendogli gli occhi con una mano e mettendomi io dal lato esterno, quello più esposto e instabile del sentiero.
Silvio, invece, ebbe un’improvvisa epistassi, che riuscii a tamponare utilizzando un pezzo di carta del pane, modellato come un tampone nasale.
Terminata la discesa della Scala, arrivammo nei pressi dell’autostrada e ci incamminammo lungo il raccordo autostradale di Morano Calabro. L’amico Mario proseguì addirittura a piedi nudi, dopo essersi tolto gli scarponi che, durante la discesa, gli avevano procurato tanti problemi.
Il ritorno avvenne con due autovetture che mio cugino riuscì a procurare a Castrovillari tramite il suocero Pietro Cerchiaro. A quel punto, però, il cagnolone Bessy, di zio Gennaro, che mi aveva accompagnato per tutto il viaggio, diventò un problema.
Lo spazio all’interno delle due macchine era insufficiente per trasportare anche il cane. Non tutti erano propensi a dargli un passaggio e, per di più, Bessy si rifiutava ostinatamente di salire in macchina, puntando le zampe a terra.
Su mia indicazione simulammo di abbandonarlo lungo la strada e ci avviammo lentamente verso Morano.
Rimasto solo, Bessy cominciò a correrci dietro. Ci raggiunse in un baleno e, con un guizzo, salì — aiutato da me — sul sedile posteriore della Fiat 127 di Pietro Cerchiaro.
All’altezza della Madonnina di Rotonda, però, Bessy iniziò a vomitare, a scoreggiare e ad agitarsi, cercando perfino di uscire dai finestrini dell’auto. Dopo Viggianello diventò impossibile trattenerlo nella 127. Ci fermammo e lo lasciammo libero sulla strada, certi che avrebbe raggiunto Conocchielle da solo nel giro di qualche ora.
E così fu!
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